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La via di uno soltanto Visita fantasma dell’atelier di Giacometti
Tahar Ben Jelloun (traduzione di Egi Volterrani)
Nella medina di Fez c'è una strada così stretta che viene chiamata “la via di uno soltanto”.
È la via di ingresso al labirinto, lungo e buio.
I muri delle case danno l’impressione di toccarsi,in alto. Si può passare da un tetto all’altro senza sforzo. Anche le fi nestre si guardano e si aprono
sulle reciproche intimità. Se ci si può infi lare una sola persona per volta, è ovviamente escluso che ci possano passare gli asini, soprattutto se carichi.
Quella strada è ben radicata nella mia memoria come un ricordo vivo. […] Osservando le statue di Giacometti, ho subito saputo che sono state fatte così, sottili e allungate, per percorrere quella via e persino per potersi incrociare senza problemi. Mi sembra addirittura di avercele incontrate, da bambino. Il cane di bronzo, così lungo, così scarno, radeva i muri, come si dice, con la sua orizzontalità rigida e interminabile, mentre un uomo fi liforme camminava e la sua testa oltrepassava i tetti piani, illuminati da una luce forte. “La via di uno soltanto” era diventata, grazie a Giacometti, la strada per parecchi e gli animali potevano, pigramente, percorrerla come seguendo un fi lo tra due punti sconosciuti».
Non esiste un genere per defi nire questo libro; se si dovesse inventarne uno, si potrebbe parlare di un breve “romanzo d’arte”. Un viaggio affascinante alla scoperta di uno dei giganti dell’arte del Novecento raccontato sul filo della memoria autobiografica, e sostenuto dalla straordinaria scrittura di Tahar Ben Jelloun.  |  | 13x20, ill. | pagg. 144 | | 18.00 € |  | ISBN 978-88-7644-610-8 |
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