HOTEL LIMBO
festival di poesia, arte e teatro

Gambettola - luglio/agosto 2010


Hotel Limbo è una tappa intermedia, un luogo in cui trovarsi di passaggio – dove si può per un poco ritrarsi dall’ossessione della meta, prendere tempo. Una stazione di transito, in cui giungere intempestivi – in cui è ancora concesso smarrirsi, mutare direzione.

Questo è proprio di ogni inizio, di ogni cominciamento. Le cose, incerte e ambigue, manifestano tutto lo splendore della loro vaghezza, stanno, in attesa di conquistare il loro definitivo volto, in attesa che qualcuno le raccolga. Accennano e si ritirano, qualche spiraglio sembra aprirsi per poi di nuovo tornare a chiudersi, a confondersi.

Siamo in un intervallo, in uno spazio provvisorio, del tutto simile a quelle lunghe e misteriose interruzioni che si sono verificate tra le diverse età della nostra cultura. Periodi che abbiamo sempre interpretato come arresti della continuità temporale, come sospensioni, e che invece riscopriamo densi di un lavoro alacre e minuzioso. Stagioni discrete, all’apparenza vuote di segnali, in realtà percorse da una fondamentale elaborazione sotterranea. In esse andavano lentamente formandosi tutti i tratti delle grandi fisionomie storiche, di ciò che successivamente si sarebbe imposto con forza e perentorietà.

Nel limbo ogni posizione è ancora indeterminata, volatile, suscettibile di cambiamento. Ancora libera dalla costrizione del dogma. Ancora tutta da inventare.
Non vogliamo sprecare questa occasione.

spazio espositivo
Il laboratorio dell'imperfetto

via Viole 128/130_Gambettola (FC)

www.imperfettolab.com


a cura di Calligraphie
 - Opera Nuova - Yanvii
programma del festival »
 
Postato da Roberta Bertozzi il 11/07/2010 alle 16:56
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Lucian Freud, l'atelier
Fino al 19 luglio al Centre Pompidou di Parigi si tiene una retrospettiva dedicata a Lucian Freud, di cui sono presentati diversi tra i suoi capolavori in un allestimento che abbraccia l’iter complessivo della sua opera, dalle prove d’esordio fino a quelle della maturità.
Nato a Berlino nel 1922 ma naturalizzato britannico, esponente con Francis Bacon e Michael Andrews di quel movimento artistico conosciuto come Scuola di Londra che a partire dagli anni 50 aveva sancito un ritorno alla pittura figurativa, Freud punta la sua attenzione prevalentemente sul ritratto e sulle pose di nudo, conseguendo un realismo del tutto peculiare.
Divisa in quattro sezioni tematiche la mostra si raccoglie intorno al motivo conduttore dell’atelier, che agisce in questo caso come una chiave di lettura trasversale, indicando sia il luogo concreto, fisico in cui si svolge il lavoro dell’artista (di cui viene offerta anche una documentazione filmica e fotografica) sia il campo della costruzione prospettica, quel reticolo percettivo e, aggiungerei, emotivo in cui trova significazione il soggetto dell’immagine.
 
Postato da Roberta Bertozzi il 26/06/2010 alle 17:37
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Su "I Mondi" di Guido Mazzoni
Le citazioni in esergo (da Nietzsche e da Kafka) e la datazione in chiusura del testo (1997-2007) indicano qualcosa di più che i numi tutelari del libro e testimoniano qualcosa oltre la semplice reticenza di uno studioso al suo esordio tardivo come poeta (è questo il primo volume di poesia dell’autore). Ci dicono invece due cose sui tempi della poesia. La prima è che è possibile riprendere un discorso lasciato in sospeso all'inizio del Novecento. La seconda è che è possibile esordire, quarantenni, con un libro smilzo che però raccoglie la produzione di un decennio. Con queste due dichiarazioni implicite sui tempi della poesia – e dunque sulla sua natura e sui suoi scopi – Mazzoni si oppone a due forme assai comuni di culto della novità. La prima è quella che esige il (continuo) superamento del Novecento (quasi come in un paradosso di Zenone) la seconda è una necessità diffusamente percepita di adeguare i tempi di produzione e di consumo della poesia a quelli del mercato delle arti popolari. Con queste dichiarazioni silenziose, ostensive, che però segnano i limiti del lavoro, Mazzoni ci indica un piccolo sovvertimento di valori. Ci ricorda che il mito del dopo-Storia è anche l'ultima esalazione dello Storicismo, e che il concetto di avanguardia è intimamente correlato a forme desuete ma non inattuali (anzi, di recente risorgenti) del Positivismo.
 
Postato da Lorenzo Carlucci il 01/06/2010 alle 11:46
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GHIANNIS RITSOS: LE VECCHIE E IL MARE
Un testo come la corale Le vecchie e il mare (edizione originale 1959; ora nella nuova traduzione italiana di Giuseppe Auteri uscita per Mesogea) suggerisce, anzi legittima, l'eventualità di considerare Ghiannis Ritsos non tanto (com'è scontato, per quanto filologicamente corretto) un erede della variegata cultura letteraria greco-antica ma anche, magari con un occhio di riguardo alle teorie braudeliane sulla longue durée, l'estremo, forse scomodo testimone di un mondo, solo parzialmente conservatosi in quello classico, ancora anteriore. Mi riferisco dunque alla civiltà mediterranea delle grandi madri, della Terra potnia, così suggestivamente ricostruita con qualche tendenziosità da autori dell'importanza di Bachofen, Neumann, Gimbutas: la polarità essenziale tra maschile e femminile che sta a fondamento di quella tradizione fa sì che alla donna, padrona del segreto misterioso e venerato della vita, venga nello stesso tempo assegnata la funzione di custodire il passaggio all'altra dimensione, di presiedere ai riti funebri. Questa fugace premessa antropologica può aiutare a chiarire alcuni nuclei forti del testo di Ritsos, ambientato, quasi si trattasse di offrire un omaggio a Omero, nel vecchio porto di un'isola greca all'inizio dell'autunno. Durante un tramonto che sembra prolungarsi oltre il normale come la prima notte di Ulisse e Penelope dopo il riconoscimento, sette anziane madri e nonne di marinai parlano sedute su grandi sassi (la pietra è materia molto cara a Ritsos) mentre un vento profondo (bathys anemos) suona le loro ossa come zufoli. Alla radice ora individuale ora collettiva del canto è dato rinvenire una lacuna incolmabile, una specie di tardivo deficit di soggettività che ha cancellato quasi ogni memoria del maschio. Sebbene belli e leali come eroi dell'epos o coraggiosi come il vecchio Santiago di Hemingway, gli uomini gravitano di fatto in una sfera di esistenza separata (“se loro governavano la nave, noi governavamo la casa”), sconosciuta e distante (“non avevamo il coraggio di guardarli – abbassavamo le palpebre”): nel regno per così dire tutto “orizzontale” del lavoro e del progetto (“non amavano gli zeri (…) che alleggeriscono il ferro (…) non amavano i cerchi (kykloi), ma ciò che è diritto e solido”). Se il segreto (tò mystikò) della farina e del sale è perduto per sempre, le vecchie conservano però le tracce della sapienza che risplende insieme al sole, annientando la cesura fra soggetto e oggetto, nelle “mattinate simili al primo giorno del creato”, quando “nella luce (phos) la vita (zoé) ti si mostrava sin dentro le sue viscere”. E' tutto mediterraneo anche il senso dell'equilibrio che le colloca nel punto immobile di convergenza degli opposti, esattamente “al centro del creato (katamesìs stèn plase) con le sue canzoni come miriadi di candele accese”, cioè nel luogo del cuore (kardia) da cui le cose vengono conosciute con verità, oltre ogni limite individuale: “né avanti né indietro, - perché l'ora più bella del mondo per noi / è l'ora giusta, precisamente bilanciata (…) a determinare l'attimo giusto, il giusto pensiero, la giusta azione (…) la stessa ora / come fosse concordata, suggellata col sorriso di tutti”. A questo punto si comprende come sia proprio la “leggerezza” del principio d'individuazione a segnare il destino delle sette donne, rovesciandosi in una pienezza di cui è simbolo il mare (thalassa, sostantivo femminile in greco), l'invasore “che entrava da signore nelle nostre case”. Il mare sempre intero (olakere), come la vita, che interamente possiede l'oggetto del suo desiderio; il mare che non può essere recintato né diviso ha privato le vecchie innanzitutto dell'onoma, il nome: “come se anche noi fossimo diventate pesci, / pesci sottili, stretti, la cui spina dorsale / spunta persino dalle nostre dita, ci buca senza dolore”. La perdita del nome è perciò non una mutilazione ma la conquista decisiva che permette alle donne di diventare ciò che hanno dato. Assoluta continuità (synecheia) tra passato e futuro, inafferrabili come il mare, il silenzio (siopé), il fumo (kapnòs) ma anche immobili (asaleutes) come vecchie ancore incagliate, esse sono ormai trasformate in ponti “al passare della vita che sventola il suo abito multicolore”. Forme apparentemente aeree ed evanescenti che in realtà garantiscono la liberazione dall'incubo della morte e l'apertura all'esperienza del mondo (kosmos) come miracolo (thama). GHIANNIS RITSOS, Le vecchie e il mare, con un'intervista all'autore di Moncef Ghachem, ed. Mesogea, Messina 2009, pp. 135, € 16,50.
 
Postato da Giampiero Marano il 15/05/2010 alle 20:54
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Per un ricordo di Tolmino Baldassari
Nello scrivere queste righe, a pochi giorni di distanza dalla scomparsa di Tolmino Baldassari, figura di assoluto rilievo in quel cantiere della poesia dialettale di area romagnola che ha avuto una indiscutibile rilevanza nel Novecento poetico italiano al punto da segnarne la storia e la sensibilità, ho di nuovo avvertito come uno dei i nodi fondamentali della sua opera, e insieme del suo pensiero, riguardi l’indissolubilità tra il testo poetico e la realtà che lo ha suggerito, quasi componessero un’unica entità di cui è impossibile rintracciare l’elemento originario, cosa viene prima.
È in questo amalgama che si configura l’emblema: ciò che fissandosi in parola trova definitivamente il suo clima, la sua icona, la sua specifica scansione temporale – il poeta incontra una porzione di realtà e la rende alla propria luce, facendo di essa un paradigma, una nuova forma di percezione delle cose.
Con un possente e insieme fragile strumento qual è il dialetto di Castiglione di Cervia (possente e fragile come solo può esserlo ogni lingua minoritaria), percorrendo il risicato e minuscolo spazio di una borgata, appuntandone, con una levità che sfiora il tratto metafisico, i dettagli e le occasioni quotidiane, Tolmino Baldassari ha saputo inaugurare un mondo. Gli ha dato corpo, riverbero, grandezza. Ne ha fatto un concentrato di presenze e reminiscenze, di autobiografia e storia, di coralità e singolarità, rendendolo così riconoscibile, solo, autentico.
 
Postato da Roberta Bertozzi il 08/05/2010 alle 19:45
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Sette inediti di Nicola Ponzio
Calata nell’onnipresente ambientazione naturalistica, la poesia di Nicola Ponzio può, a un impatto iniziale, trarre un po’ in inganno il lettore frettoloso. Prestando la dovuta attenzione, e con il rispetto che una ricerca seria e potente come quella di Ponzio esige, appare però chiaro che non ci troviamo di fronte a un improbabile poeta bucolico, a versi in pace con il mondo. E’ semmai vero il contrario: per Ponzio il mondo è un idolo ostile, un enigma da decifrare e sfidare incessantemente, e questa autentica urgenza spiega perché nella sua opera, come dimostra un lungo percorso artistico che ha avuto il primo momento culminante nel libro d’esordio, Gli ospiti e i luoghi (2005), sia proprio il mondo a svettare in veste di protagonista assoluto a totale discapito dell’io lirico. L’antico corpo a corpo continua dunque nei testi presentati in questa sede. Anche qui nessuna concessione alla consolazione dell’idillio, nessun bisogno di protezione, di soggettività. Il poeta parla di “penuria”, “ferita”, “dolore”, “privazione”, “conflitto”. Propone immagini secche e crudeli di tendini inaciditi, schiene rosicchiate, calcagni bruciacchiati, animali feroci che ti rovistano la pelle con gli artigli. Evoca “solari combustioni”, il föhn che soffia in una tibia forata, la cavalletta che “espone l’addome / alla gola dei rettili” e all’“incuria del sole”…
 
Postato da Giampiero Marano il 20/03/2010 alle 19:18
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Il teatro come libro totale. Note su uno spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio
L’ultima volta che vidi mio padre, nuovo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio per la regia di Chiara Guidi, è un riuscito esempio di dialogo tra arti grafiche e arti teatrali. Il progetto, nato dall’idea di una corrispondenza tra gestualità grafica e gestualità vocale, di un loro condividere la stessa urgenza esecutiva ed espressiva, si misura in un campo complesso e delicato, quello della integrazione di un supporto filmico con un’azione scenica.
Il rischio di uno scollamento, di una biforcazione tra queste due tipologie di linguaggio è ricorrente: spesso in teatro la proiezione di un filmato finisce per creare una zona parallela di senso, o, nella peggiore delle ipotesi, per ridursi a fondale, a elemento coreografico.
In questo caso invece l’interazione tra assetto fonico, disegno animato e movimento scenico, raggiunge esiti notevoli: la reciprocità che si stabilisce tra le diverse componenti dà vita a una narrazione fluida, concertata al millesimo, portatrice di una fascinazione dilatata, multisensoriale, potente. La storia illustrata che si svolge sullo schermo centrale si riverbera diffusamente in scena, per essere dalla scena a sua volta modificata, franta, ampliata, e fare così ritorno alla fondamentale invisibilità tessuta dallo spazio teatrale.
 
Postato da Roberta Bertozzi il 08/03/2010 alle 18:58
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An extra-ness in the air
Alla fine del 1996 un’imbarcazione con trecento migranti naufraga in prossimità delle coste siciliane, al largo di Portopalo. Nelle settimane successive, con macabra regolarità, le reti dei pescatori restituiscono senza sosta pezzi di corpi umani, consunti dalla salsedine, mezzo divorati dai pesci. I brandelli irriconoscibili di cadavere sono, naturalmente, ben lontani dall'imporsi come una presenza aliena e abusiva in stridore con un’immaginaria armonia originaria violata in modo inopinato: anche in passato il mare bianco, il mare comune, il Mediterraneo declassato dalla modernità al rango di una periferia immensa quanto spietata, fu teatro di violenze atroci. Ma mentre dal Neolitico al Medioevo questo mare-umanità riuscì, nello stesso momento in cui si colorava di sangue, a partorire decine di civiltà, a diffondere tutt'intorno a sé l'epidemia della vita, i morti di oggi offrono invece la migliore allegoria di ciò che si intende far diventare il Mediterraneo, non senza la complicità dei suoi stessi abitanti: un definitivo cimitero di guerra, un deserto d'acqua compiutamente invaso dal catrame, dalla plastica, dai rifiuti radioattivi e posto sulla frontiera calda che separa il nord dal sud del pianeta. Non sarebbe però coerente con una simile premessa intraprendere un tentativo di resistenza culturale meridiana lasciando parlare per primo chi è nato sulle sponde di questo mare: la mediterraneità è un destino indipendente dall’appartenenza etnica e dalle origini geografiche, e non solo perché, come ricorda Latouche, il Mediterraneo è stato in fondo la culla del capitalismo e della civiltà wasp (tradendo a mio parere sé stesso). Quando Seamus Heaney descrive l’arrivo dei tinkers, come vengono chiamati in Irlanda gli zingari, sta evocando un sortilegio, una sospensione nel corso normale degli eventi: “Li incontravi in pieno giorno, intenti ai loro consueti traffici, eppure c’era sempre come la sensazione che ti venissero incontro da una qualche fiaba (out of storytime)”. E ancora: "Ogni volta che approdavano in zona, c’era un non so che di straordinario nell’aria (an extra-ness in the air), come se un cancello (gate) fosse stato lasciato aperto nella consuetudine del vivere, come se qualcosa potesse entrare o uscire”. E se il gate di cui parla Heaney fosse proprio il Mediterraneo? Lo spazio nemico di ogni fondamentalismo, che permette a chiunque di transitare, che agevola lo scambio, l'incontro delle differenze? Un altro settentrionale, Yves Bonnefoy, chiede con forza al mondo di rimanere così com'è "malgrado la morte” non per istinto di conservazione o per paura dell'aggressione del tempo, ma perché ha riconosciuto l'istante immobile che schiude le porte dell'eternità. Il poeta sta osservando, “stretta contro il ramo” e "grigia", un’oliva, il frutto dell'albero della pace, da cui si estrae l'olio dei re e dei profeti, potente simbolo dell’intimo carattere unitario del Mediterraneo.
 
Postato da Giampiero Marano il 07/03/2010 alle 11:52
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Calpestare l'oblio
E' appena uscito sul sito de "La Gru" il volume in pdf di Calpestare l'oblio. Cento Poeti contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana. Ho letto e riletto il libro, nella sua stesura completa, dopo le manifestazioni organizzate a Roma, dopo gli articoli apparsi su vari quotidiani (L'Unità, MicroMega, Il Corriere della Sera, Il Giornale, Libero, Il Foglio, Il Manifesto).
Premetto che alcune delle motivazioni dell'operazione orchestrata da Davide Nota, dai responsabili de "La Gru" e da Fabio Orecchini, come il trentennio di "interruzione culturale", le rivendicazioni dei poeti che si vedono esclusi dai quotidiani, dalla televisione, non hanno molto a che vedere con il titolo dell'antologia. Premetto che la poesia è un media e ha la sua potenza. E' un errore delegare ad altro le sue funzioni, la sua importanza.
 
Postato da Christian Sinicco il 24/02/2010 alle 01:51
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"Una solitudine colloquiante: su Semprevivi di Adelelmo Ruggieri"
- di Stelvio Di Spigno

«Nell’ambigua intimità / che ci concedono / possiamo camminare nudi / davanti ai loro ritratti. / Non hanno riprovazione né sorriso / come se in essi la nudità fosse maggiore». Carlos Drummond de Andrade sta parlando dei morti e della loro ontologica nudità. Non potrebbe esserci un’epigrafe migliore al terzo libro di Adelelmo Ruggieri, Semprevivi (peQuod, Ancona 2009, 12 euro). Il suo ultimo lavoro delinea l’entrata del poeta in una sorta di platonica esplorazione della morte: al termine del libro, Ruggieri dirige l’esito della sua poesia verso la composizione di un universo ancestrale, che coinvolge sia la fine della vita che la preparazione necessaria al pensiero di chi è rimasto o verrà dopo. La situazione topica è la seguente: ridotto il proprio io a una sagoma devitalizzata, pervaso da voci appena udibili che costituiscono ormai il background noise del suo tessuto verbale, il poeta si incammina verso il piccolo cimitero di Fermo. Si sofferma a guardare e a speculare sui «fornetti», che nella parlata locale rappresentano i loculi. Si forma una diglossia involontaria, per la quale il dialetto introduce tombe e camposanti nella normalità dell’esistenza. Giunta a questo stadio, la poesia dell’autore viene visitata da nuove presenze, a volte immeritevoli e malfidate. Molti oggetti umili, quotidiani, di servizio, vengono nominati perché facenti parte di questa geometria dell’assenza. Astrazione e fisicità del ricordo si sono amalgamati mirabilmente, producendo una sintesi scrupolosa:

Quando restò solo
per diverso tempo
accostava sempre
il suo viso
al vetro della stanza
Preparava così
la sua pena
alla sottigliezza
del ricordo
 
Postato da Lorenzo Carlucci il 23/02/2010 alle 17:55
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Camillo dal Piaz: dalla Resistenza al Concilio
Nella sua lunga vita Camillo dal Piaz ha incrociato molti protagonisti del Novecento, da Elio Vittorini a Eugenio Curiel, da Michele Ranchetti ad Alda Merini, da Giovanni Pirelli a Giovanni Raboni.
"Il braccio desto di padre David Maria Turoldo", come è stato definito si è spento il primo febbraio nella sua casa milanese, dopo una vista dedita alla causa del bene.
La copertina del libro che vedete qui a fianco è quella del pregevole studio a lui dedicato scritto da Giuseppe Gozzini e pubblicato dai nostri tipi alla fine del 2006, imprescindibile per chiunque voglia conoscere questa importante figura del XX secolo. Dopo la sua morte moltissime le reazioni del mondo culutrale e del giornalismo. Segnaliamo tra gli altri l'articolo di Aldo Bonomi sul "Corriere della sera"; leggibile qui ; quello di Luca Pellizzi ; e la testimonianza di Edoarda Masi ("Il Manifesto")
Visto l'interesse per questo grande protagonista della storia del nostro paese, auspichiamo di poter ristampare quanto prima il saggio di Gozzini, corredato da una nuova introduzione e da un utilissiomo indice dei nomi.
Nel frattempo si può leggere la prefazione di dal Piaz al volume Turoldo 8 e 43 di Ambrogio Borsani (Archinto)
 
Postato da a.a. il 12/02/2010 alle 12:27
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Paolo Nori su "L'invenzione del futuro"

Paolo Nori ha pubblicato sul suo sito il discorso tenuto a Trento per la presentazione de L'invenzione del futuro, pubblicato per le nostre edizioni a fine 2009.

Chi fosse interessato leggere il suo bellissimo intervento può trovarlo qui
 
Postato da a.a. il 12/02/2010 alle 11:47
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Sgarbi, Scheiwiller, e la cultura "di destra"
Leggo sul «Corriere» oggi l’articolo di Vittorio Sgarbi “Quella cultura idealmente di destra” e tra i nomi dei “reclutati” nelle file della destra (ancorché ideale e a-ideologica) leggo quello di Vanni Scheiwiller, il piccolo grande editore milanese scomparso dieci anni fa.
Premesso che considero deleterio e insensato parlare di categorie inerti come destra e sinistra in merito alle espressione dell'animo umano che si manifestano nelle "opere di genio", di qualunque natura esse siano, trovo tuttavia doveroso segnalare alcuni fatti.
Per raccolgliere i materiali presenti nel Repertorio di testi in coda a Vanni Scheiwiller Uomo intellettuale editore, di Gian Carlo Ferretti, ho avuto modo di accedere e consultare alcuni dei documenti conservati presso l’archivio Apice di Milano e da quello che ho potuto leggere mi pare di poter affermare con una certa sicurezza che Vanni Scheiwiller fu un intellettuale “cristiano” liberale e profondamente democratico: certo avversò ogni forma di totalitarismo, soffrì l’egemonia culturale della sinistra e il conformismo ideologico di cui tanto si parla negli ultimi tempi.
Certo pubblicava Evola e Pound, maestri di arte, ma pubblicava anche le pur non brillanti poesie di un influente membro del PCI come Antonello Trombadori, o quelle di Nanni Balestrini. Non è esistito forse in Italia un altro editore che abbia coltivato con tanta ostinazione l’autonomia, il disinteresse e anche "l’inutilità" della cultura (tanto da farne il suo provocatorio vessillo); dunque dubito che amerebbe essere intruppato in una qualsivoglia compagine.
Forse non se la sarebbe presa neanche poi molto perché aveva fatto proprio l’insegnamento dell’«adorato Noventa» che «ha insegnato anche a me, cattolico, a non odiare mai nessuno, “neanche un cattolico”». Però avrebbe potuto ricordare certe sue espressioni indirizzate a Pound il 22 marzo del 1961, quando seppe della sua partecipazione a una manifestazione dell' MSI a fianco di John Mosley: «Non voglio drammatizzare ma sono rimasto sbalordito, disgustato e addoloratissimo. [...] A Milano ho fatto l'impossibile per porre Pound al di sopra di qualsiasi partito o fazione e nonostante gli insulti e le minacce tutto era andato benissimo [...] Ora invece con quel suo bel gesto di presentare a Roma e presenziare una riunione di vecchi snobs sopravvissuti e falliti, ha rovinato tutto. [...]. La serata all'Università, tutta favorevole a lei e al suo buon nome, è stata quasi ignorata dai giornali. Mentre le carogne si sono affrettate a sbandierare l'incontro Pound/Mosley. È soddisfatto ora? Non voglio mancarle di rispetto ma sia ben chiaro che lei deve scegliere tra l'amicizia di Vanni, di mio padre e quella dei vari neofascisti e missini ... ».
Un memorandum, per chi pensasse di poter affiggere il suo ritratto nella galleria di "Casa Pound"
 
Postato da a.a. il 11/02/2010 alle 19:40
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Stefano Massari, Serie del ritorno
Per le edizioni La vita felice, nella collana Le Voci Italiane diretta da Milo De Angelis, è uscita la nuova raccolta di poesia di Stefano Massari, Serie del ritorno, ultima, secondo l’intenzione dell’autore, di un ciclo che include le precedenti diario del pane (Raffaelli 2003) e libro dei vivi (Book Editore 2006). Guardando alla struttura delle tre raccolte trapela effettivamente l’ipotesi di un trittico: impostate secondo una idea di serialità, di svolgimento, e caratterizzate da una fondamentale omogeneità tematica e stilistica, provocano nel lettore una impressione di forte coerenza, di reciproco rimando, come fossero capitoli o angolature di una medesima e continua condizione percettiva.
È come se Massari, nell’arco di tempo che va tra la prima inquadratura e questa che si vuole risolutiva, avesse proseguito nel mettere a punto una precisa iconografia del reale, individuata in alcuni, essenziali archetipi, stretta a determinate presenze e territori: nei suoi versi la restituzione del tempo, sia esso collettivo o autobiografico, è delirante, proprio nell’accezione etimologica del termine – esce dal solco di una frequentazione ordinaria per proporsi come esperienza ancestrale, degli inizi.
 
Postato da Roberta Bertozzi il 08/01/2010 alle 22:52
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La rima non rimargina
Era dal 1995, anno di pubblicazione di Il guizzo irriverente dell'azzurro, che si attendeva il terzo libro di Riccardo Held. Quello che vi era definito come un "esempio fra i più compiuti e al tempo stesso [...] fra i più aperti di quella sorta di rinascimento della forma che accomuna alcuni dei migliori talenti della nuova poesia italiana" (Giovanni Raboni) propone adesso La paura (Milano, Libri Scheiwiller, 2008), una silloge che recupera e rinnova il progetto poetico iniziale.
Per ragionare di questa "trasformazione sul posto" occorre dare uno sguardo alla struttura del libro, diviso in quattro parti, cui seguono due sezioni intitolate "Di prima", che raccolgono venti componimenti recuperati dai libri precedenti (il primo è Per questa rilassata acida voglia, 1985) e riproposti con una serie di varianti, tra le quali ci si limita a segnalare che "Versa la luna pallidi ritegni" è qui intitolata Per mio padre, così che il motivo ospedaliero sotteso è chiarito, se non risemantizzato. Ne faccia fede lo splendido couplet finale: "io mi affanno ai concordati segni | per ricordarti che non puoi morire".
 
Postato da Giancarlo Alfano il 18/12/2009 alle 14:59
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L'isola nuda di Senko Karuza
traduzioni di Sanja Sirec Rovis e Ginevra Pugliese

ATLANTIDE
(Atlantida)

Siamo innamorati ed ebbri, non sappiamo se passeggiare tutto il giorno facendoci vedere in giro, o se starcene da soli, non smettiamo di parlare e vorremmo all'improvviso comprimere l'intera vita in questi pochi giorni, crediamo che la nostra isola nuda si trasformerà in un paradiso in cui Dio continuerà a parlare e a ridere con noi, che lei rimarrà qui per sempre, e noi diciamo è ovvio, cosa altro esiste oltre all'isola. All'improvviso non abbiamo più bisogno delle città e della gente, del desiderio di partire e quel qualcosa che avevamo immaginato per la nostra vita ora è un errore di cui ridiamo, con leggerezza convinciamo tutti quelli che ci stanno intorno che questa è la sola cosa che conta, questa libertà era sotto il nostro naso per tutto il tempo e non ce n'eravamo accorti, ma adesso basta, decidiamo di fare i pescatori e i contadini perché così vogliamo e non ce ne vergogniamo e chi ce lo impedisce. Giriamo per l'isola, andiamo in posti mai visti, ci meravigliamo di non averlo mai fatto prima, osserviamo i campi e il mare con occhi diversi, cento volte controlliamo la casa del nonno dove non vive ormai più nessuno e che per miracolo non è crollata, pensiamo a dove fare l'orto, dove la vigna, dove metteremo le galline e le capre, con lo stesso entusiasmo guardiamo a dove sarà il soggiorno e la cucina in cui prepareremo piatti genuini con i nostri prodotti, a dove accoglieremo gli amici a dove metteremo i bambini.
 
Postato da Christian Sinicco il 16/12/2009 alle 17:35
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Marco Giovenale: La casa esposta
Alla ricerca di Marco Giovenale (Roma, 1968) corrisponde una poetica della riduzione fenomenologica, o addirittura della dissoluzione, il cui antinaturalismo quasi programmatico favorisce l’esplorazione dell’universo dei soggetti e degli oggetti con un’acutezza millimetrica di sguardo che raramente è dato ritrovare nella poesia italiana contemporanea. Nella raccolta La casa esposta, pubblicata nel 2007 presso Le Lettere con una prefazione di Antonella Anedda e una postfazione di Cecilia Bello Minciacchi, Giovenale ci propone un aforisma folgorante, “tutto è in meno”, dal quale bisogna partire per comprendere la sostanza della sua poesia, che, sia detto a scanso di equivoci, non appartiene al genere dell’elegia funebre e minimale. Giovenale non intende celebrare nessuna messa in scena retorica della morte sociale dell’arte: perché questo significherebbe, in primo luogo, non volerne scontare sulla pelle (“la consuetudine di portare / addosso resti umani”) tutta la drammaticità.
 
Postato da Giampiero Marano il 13/12/2009 alle 18:42
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AbsoluteFuture
La quarta edizione di AbsolutePoetry, organizzata dal Comune di Monfalcone e dedicata alle giovani leve della poesia, si è tenuta dal 7 al 10 ottobre scorso. Dopo l’edizione del centenario dalla nascita dei cantieri navali, gli “Internazionali di Poesia” si sono occupati di poeti esordienti, attivando una speciale convenzione con il Ministero della Gioventù. Non potevano mancare dunque elementi di criticità, in merito alla formula sperimentata quest’anno, tesa all’individuazione di poeti nuovi, boccioli, ma anche bozze, spunti, ipotesi (“chi crederebbe?” domanda Zanzotto in IX Ecloghe, e, continuando a citare sull’Italia provincial-poetica, si potrebbe affermare che è il “paese che sempre/piumifica e vaneggia di verde e primavere”). Poi, però, alcuni di questi poeti sono già templi e ali bianche, piumate, alberi rigogliosi, formati, forti. Questa riflessione necessita di sensibilità e di fortuna, per ponderare e scommettere sul futuro di questi poeti, della poesia e di questo festival, che può crescere, ma come, e come è stato?
 
Postato da Christian Sinicco il 13/11/2009 alle 19:12
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Moresco al Festival Literaturistan di Trento
Il critico e saggista Massimo Rizzante ha organizzato a Trento un ciclo di incontri dal titolo Notizie dal Literaturistan. Visitazioni letterarie ed editoria di qualità.
Gli incontri si sono tenuti e si terranno tra ottobre e dicembre 2009 presso il cricolo Barycentro di piazza Venezia 37 (port'Aquila), Trento.
La rassegna ha preso il via giovedì 29 ottobre quando Massimo Rizzante ha presentato la collana Biblioteca di poesia, delle edizioni Il Metauro.
Andrea Inglese ha presentato al pubblico le edizioni La Camera Verde e il libro di poesia La distrazione.
Giovedì 5 novembre Giovanni Giovannetti ha presntato le edizioni Effigie; Luigi Grazioli, Il primo congresso del sindacato dei profeti viventi e Non siamo gli ultimi dello stesso Rizzante, già segnalato nel nostro blog.
Oggi giovedì 12 novembre alle ore 19 è la volta di Libri Scheiwiller. Andrea Amerio parlerà delle nuove collane nate a fine 2006 e in particolare del titolo La visione di Antonio Moresco e Carla Benedetti.
Giovedì prossimo 26 novembre sarà la volta di Roberto Keller delle edizioni Keller (editori del premio nobel per la letteratura 2009 Herta Muller) e Stefano Zangrando presenterà Quando si vive. Enrico de Vivo illustrerà la collana "Questo è quel mondo", edizioni Quieditcon il titolo Walter Nardon, Il ritardo
giovedì 10 dicembre Massimo Rizzanteci farà conoscere la collana "Compagnia Extra" delle edizioni Quodlibet e Paolo Albani presenterà il suo Dizionario degli istituti anomali del mondo
Un festival di qualità e un interessante occasione d'incotro per fare il punto su editoria e letteratura.
L' Iniziativa è organizzata dall'Associazione di promozione sociale Glocalin collaborazione con il Seminario internazionale sul Romanzo (email: info@glocalproject.org)
 
Postato da a.a. il 12/11/2009 alle 12:24
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Festival della Poesia di Parma
Nonsologenova. Nei giorni in cui la primavera cede all'estate, si moltiplicano i festival dedicati alla poesia. Dopo il successo dello scorso anno, con 25.000 presenze, torna con la quinta edizione il ParmaPoesia Festival, in programma dal 18 al 24 giugno 2009.
Le nostre edizioni saranno presenti con i titoli Marcia Nunziale
e Scrivo per te mia amata.
Giovedì 18 alle ore 19 presso i portici del grano Andrea Amerio presenta il libro di Matteo Marchesini, e sabato 21 alle 18 e 30 Alfonso Berardinelli presenta Giorgio Manacorda.
Tra i molti appuntamenti di rilievo, e rimandando per il programma completo, al sito della manifestazione, mi limito a segnalare la mostra curata da Nanni Balestrini e dedicata a Corrado Costa, le lectio magistralis di Nicola Gardini e Serena Vitale (su Osip Mandel’ Stam).
Interessanti e nuovi gli incontri con i poeti turchi Zehra Cirak, Hasan Özdemir e Yüksel Pazarkaya protagonisti, alla Casa della Musica insieme alla saggista tedesca Eva-Maria Thüne, della sezione Figli di una nuova madre lingua, dedicata alla letteratura della migrazione, curata da Daniela Rossi.
Dopo l’Italia, la Francia e l’India, quest’anno Parma ospita autori che hanno fatto del tedesco la loro lingua d’espressione letteraria. I testi sono letti dall’attrice Iaia Forte, accompagnata dalle musiche originali di Luigi Cinque.
 
Postato da a.a. il 18/06/2009 alle 12:36
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Festival internazionale della poesia di Genova
Il 15° Festival Internazionale di Poesia avrà luogo dall’11 al 21 giugno in vari luoghi del capoluogo ligure e offrirà come di consueto un cartellone di grande prestigio, con oltre 80 eventi esclusivi a ingresso gratuito.
Tra gli appuntamenti, segnaliamo giovedì 11 giugno l'inaugurazione a Palazzo Ducale, con un intervento di Alessandro Bergonzoni , il 12 Lupus Metallorum di Chiara Daino e il 20 giugno, alle 21, la lettura-performance di Lello Voce, una delle figure più affermate nel campo dello Slam Poetry italiano e da tempo attivo sul web.
Ma è impossibile dare conto di tutte le manifestazioni e incontri di quello che si va affermando come uno dei più importanti se non il più importante festival poetico italiano, anche per la contaminazione e l'apertura e nuovi linguaggi.
Rimando dunque al calendario completo degli eventi in programma.
Un occasione per conoscere la città di tanti poeti, da Caproni a De André.
 
Postato da a.a. il 10/06/2009 alle 00:13
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Massimo Rizzante, Non siamo gli ultimi
Coloro che hanno abbandonato la via che permette di incrociare continuamente il passato (e così facendo di non avvertirlo come un peso insopportabile) sono “i figli dell’eterno presente”, quelli che si credono sempre gli ultimi e costantemente annunciano il nuovo, narcisisiti incapaci di riconoscersi negli altri.
L’ultimo saggio di Massimo Rizzante (Non siamo gli ultimi. La letteratura tra fine dell’opera e rigenerazione umana, Effigie) invita a ragionare altrimenti ed è un libro molto bello che offre una miniera di spunti su argomenti diversi (il romanzo, l’esilio, il destino delle arti) cesellati in un discorso consequenziale e coerente che potrebbe quasi assomigliare alla letteratura di viaggio: “Una critica per esseri viventi” come titola l’introduzione di Lakis Proguidis.
 
Postato da a.a. il 03/06/2009 alle 13:02
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Held finalista al Viareggio
Dal comunicato stampa del premio: La Giuria riunita a Firenze il 28 maggio ha esaminato l’ampia messe di opere segnalate dai giurati come meritevoli di considerazione; dopo appassionata discussione, ha proceduto alla formazione delle ‘rose selettive’ dalle quali saranno successivamente estratte le terne finaliste. Le opere che hanno ottenuto almeno cinque segnalazioni e che dunque a termini dello Statuto rientrano nelle prime rose selettive per la Narrativa, la Poesia e la Saggistica, sono:
 
Postato da a.a. il 29/05/2009 alle 13:38
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Held e Manacorda finalisti al Camaiore
Apprendiamo dal comunicato stampa del premio Letterario Camaiore che sabato 23 maggio c.a., alle ore 10,30, presso la sala riunioni dell’Hotel Dune a Lido di Camaiore, si è riunita la Giuria Tecnica del Premio, formata da Francesco Belluomini (Presidente), Alberto Bevilacqua, Corrado Calabrò, Alberto Cappi, Giorgio Celli, Paolo Di Stefano e Mario Santagostini.
La suddetta giuria, valutati attentamente i libri precedentemente selezionati, e dopo approfondita discussione, è pervenuta all’indicazione dei cinque finalisti del Premio Camaiore, dei vincitori del Camaiore-Proposta opera prima e del Premio Internazionale.
Nella cinquina dei finalisti ben due libri Scheiwiller: Riccardo Held con La paura e Giorgio Manacorda con Scrivo per te mia amata. Gli altri finalisti sono Rosita Copioli, Il postino fedele, Mondadori; Maurizio Cucchi, Jeanne d’arc e il suo doppio, Guanda; Folco Portinari, Punto e a capo, Aragno. Il vincitore sarà designato tra i cinque finalisti dalla Giuria Popolare in occasione della cerimonia finale, in programma sabato 12 settembre 2009, alle ore 21.30, presso l’Hotel Dune di Lido di Camaiore.
Assegnato invece il Camaiore-proposta (opera prima), che va ad Alessio Alessandrini (1974) con la raccolta La vasca, pubblicata per Lietocolle. Qui un'ampia antologia dei suoi versi.
 
Postato da a.a. il 29/05/2009 alle 13:21
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Presentazione: Giorgio Manacorda al Bibli
Martedì 26 maggio alle ore 20.30 presso la libreria e centro culturale Bibli (Via dei Fienaroli, 28), a Roma, un incontro organizzato dalla Unione Lettori Italiani (presiduta da Elio Pecora) presenta al pubblico il nuovo libro di Giorgio Manacorda Scrivo per te, mia amata e altre poesie (1974-2007) pubblicato nelle nostre edizioni.
Presentano Alfonso Berardinelli, Paolo Febbraro, Walter Siti.
 
Postato da a.a. il 25/05/2009 alle 19:01
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Mario Benedetti
Vogliamo essere buoni? Nella Storia della Letteratura di Asor Rosa Curzio Malaparte diventa Curzio Maltese? E pazienza; d’altronde "l’arcitaliano" non è mai stato propriamente un einaudiano come formazione, cultura, temperamento.
Più difficile essere altrettanto buoni con un articolo del «Manifesto» del 19 maggio 2009 (Se ne va l'uruguayano Mario Benedetti, poeta del «desexilio) in cui le opere del poeta scomparso sono confuse con quelle dell’omonimo e pur valente poeta italiano pubblicato da Mondadori e Sossella, in ottima salute (come pure Antonio Bendedetti).
Più difficile perché il poeta e scrittore sudamericano è, o almeno dovrebbe essere nel DNA di una certa sinistra da tempo preda di una perenne “bonaccia delle antille”.

Giustamente si indigna Evangelisi, autore di un bell’articolo uscito su “Liberazione”, che riporto, a parziale, anche se tardiva celebrazione del poeta nato a Paso de los Toros nel 1920 e scomparso a Montevideo il mese scorso.
 
Postato da a.a. il 21/05/2009 alle 15:05
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Officina per il futuro
Questa sera, alla Palazzina Liberty, la seconda serata della terza edizione di Officina Italia un appuntamento ormai fisso per Milano. Tema: Il coraggio del futuro.
Alle ore 21.00 reading da inediti di: Nicola Lagioia, Alfonso Berardinelli, Marco Belpoliti e Wu Ming 1.
Alle ore 22.00 una tavola rotonda sul tema Prigionieri del presente. La narrativa al tempo della cronaca. A dibattito Wu Ming 1 (Roberto Bui), Marco Belpoliti e Alfonso Berardinelli. Modera Antonio Scurati.
A proposito di futuro segnalo anche all'Alcatraz di via Valtellina «Indeependance. Live With Orchestra», progetto che mescola arte e musica e le trasforma in spettacolo dal vivo. Stasera ultima data.
 
Postato da a.a. il 21/05/2009 alle 14:18
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In margine al Simposio di Monza
Al simposio di cui sabato sarà presente anche Cristian Sinicco, che da tempo si occupa del rapporto tra web e poesia; e mi segnala qui, un suo articolo in cui tra "archivio" e "progetto" Cristian osserva quali caratteristische hanno assunto i blog di poesia in Italia, e i problemi sociologici correllati in seno all'ambiente della poesia, ovvero come i blogger e i fruitori si stanno (si sono) comportando (comportati).
In un altro pezzo indaga "qual'è il centro di internet", e in un terzo rileva le reazioni delle lobby che si erano consolidate precedentemente al big bang dei blog collettivi e individuali, situabile tra il 2002 e il 2006 (crescita esponenziale), nonché il superamento a livello di fruizione delle riviste cartacee più importanti. (Vedi).
Infine mi segnala pure la serie di sue interviste ai blogger e l'ultima del ciclo, da cui si possono risalire anche alle altre.
 
Postato da a.a il 19/05/2009 alle 18:12
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Poesia Presente a Monza
Sabato 23 maggio 2009 al Teatro Binario 7 di Monza via Turati 8 (Piazza Castello), dalle 10 alle 23 si si terrà il “Primo simposio del CReO” a cura di Eleonora Matarrese, che riunirà molte delle figure che in Italia e all'estero stanno contribuendo alla diffusione della poesia contemporanea italiana. La giornata, aperta a tutti, prevede che a tavole rotonde di confronto si alternino letture, proiezioni di videopoesia, performance, all’insegna di uno scambio continuo e serrato fra studio e prassi. Tra gli ospiti Giancarlo Majorino, Franco Buffoni, Claudio Recalcati, Biagio Cepollaro, Tiziana Cera Rosco… e tanti altri dall'estero come Milan Rakovac, Mladen Machiedo, Ana Ciurans Ferrandiz…
Dalla “Didattica d’autore per insegnare poesia contemporanea” alla “Poesia performata”; da “I primi vent'anni di Testo a Fronte” -la più importante rivista di traduzione in Italia- ai “bei tradimenti” da Rimbaud (traduz. Marica Larocchi) e Virgilio (Edoardo Zuccato); dallo speciale sulla russa Nika Turbina (a cura di Federico Federici) alla poesia in Croazia e ritorno in Italia per esplorare l’idea di “Casa della Poesia” (con la partecipazione anche di Sergio Iagulli della Casa della Poesia di Baronissi), lo stato della poesia italiana in video, la “mano registica” dei giovani direttori di Festival, italiani ed esteri, di poesia contemporanea.
 
Postato da a.a. il 19/05/2009 alle 17:51
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Poeti e artisti nelle edizioni di Vanni Scheiwiller
Dal 9 maggio 2009 al 14 giugno il Castello del Roccolo di Busca (Cuneo) ospita una mostra a cura di Cecilia Gibellini dedicata alle edizioni d'arte di Vanni Sheiwiller.
Una scelta di quaranta libri d’artista in tiratura limitata in cui i testi poetici sono accompagnati da opere d’arte originali appositamente create.
I libri esposti offrono anche una preziosa testimonianza di cinquant’anni di arte e letteratura, attraverso gli autori prediletti da Scheiwiller: poeti come Luciano Erba, Alda Merini, Eugenio Montale, Sandro Penna, Clemente Rebora, Camillo Sbarbaro, Vittorio Sereni, oltre agli stranieri Czeslaw Milosz e Wislawa Szymborska; e artisti come Pietro Consagra, Enrico Della Torre, Francesco Franco, Franco Gentilini, Gian Luigi Giovanola, Cristiana Isoleri, Alina Kalczynska, Carlo Nangeroni, Giulia Napoleone, Angelo Savelli.

 
Postato da a.a. il 19/05/2009 alle 17:13
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Cortellessa, Giglioli, Galaverni, Scarpa: un dossier sulla critica
"S+" , il mensile de "La Stampa" nell'ultimo numero in edicola (maggio 2009) pubblica un dossier sulla critica a più voci molto interessante (articoli di Roberto Galaverni, Domenico Scarpa, Daniele Giglioli); l'impegno è quello silare un bilancio, e fare il punto della situazione.
A riguardo della la nostra collana Prosa e Poesia il curatore del dossier Andrea Cortellessa cita la mitica "Biblioteca delle Silerchie" di Debendetti e il paragone non può che lusingarci.
E non possiamo fare altro che ringraziare sperando di essere all'altezzza delle aspettative.
Venendo al dossier vero e proprio, mi sembra che il secondo numero della nostra rivista "I 10 libri dell'anno" (2008-2009) in uscita nelle prossime settimane in occasione del salone del libro di Torino, per tanti versi, e indipendentemente, si muova in una direzione analoga, mostrando l'esigenza di ripensare la critica a partire dal dialogo con le forme dell'opera, di ripensarne il mercato, ed eventualmente anche di cercare un nuovo linguaggio per la critica.
 
Postato da anonimo il 04/05/2009 alle 17:56
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Spies, Parsons, Lingg, Fischer, Engel...

In un Paese in cui la sinistra appare "invertebrata" (l'aggettivo è di Perry Anderson, dalla "London Review of Books"), che il rosso sia scomparso anche dal primo maggio, è un segno dei tempi, e ci sta.
Che le bandiere rosse siano sostuite dall'inossidabile Vasco Rossi, pure.
Che Sergio Castellito ci spieghi grazie al romanzo della Mazzantini consorte che ormai la funzione della poesia è incarnata dalle canzoni di Vasco, invece, mi fa tornare in mente un dotto saggio di Guido Mazzoni, che recensii a suo tempo. (Vedi).
E mi scopro a bearmi dei fischi che al declamante le pagine di Venuto al mondo riservano i soliti duri e puri del Blasco - che peraltro non hanno alcun bisogno che al loro idolo vengano affibbiate etichette di sdoganamento. (Ammaniti docet)
Lascia un po' l'amaro in bocca invece avvertire come anche una festa laica e relativamente giovane come il primo maggio abbia perso gran parte del suo significato storico, senza aver nulla guadagnato sul piano folcloristico, come pure è successo ad altri fenomeni della cultura popolare.
Per questo il titolo di questo post è dedicato ai nomi di coloro che hanno dato origine alla festa che ci stiamo godendo. E mi pare importante anche sottolineare e ricordare l'origine anarchica, quasi subito marginalizzata, e prontamente capitalizzata dalle ben più solide ed efficaci reti di promozione di altri soggetti politici (socialisti e comunisti in primis).
 
Postato da a.a. il 02/05/2009 alle 16:33
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La stanza separata a Roma
Mercoledì 22 aprile 2009, alle ore 17 presso la Biblioteca nazionale centrale di Viale Castro Pretorio 105, Roma, Alfonso Berardinelli, Giuseppe Leonelli, Laura Desideri, Emanuele Trevi, Pietro Lanzara e Gabriella Palli Barone presentano la nuova edizione del primo libro di Cesare Garboli ripubblicato dopo quarant'anni di assenza dal mercato editoriale per le nostre edizioni. Un occasione per tornare a parlare di un maestro della critica del Novecento.
 
Postato da a.a. il 15/04/2009 alle 17:51
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Julia Hartwig, intervista
Julia Hartwig ha 87 anni; è nata a Lublino, in Polonia nel 1921. Insieme alla contemporanea Wislawa Szymborska, è considerata una delle maggiori poetesse del Novecento. Nel 2007 la prima antologia di poesie della Hartwig, dal titolo Sotto quest'isola , è stata tradotta da Silvano De Fanti con una breve presentazione di Annalisa Comes, e pubblicata dall'editore Donzelli.
Nel 2008 per le nostre edizioni, Lampi, i suoi appunti per poesie da scrivere
 
Postato da a.a. il 23/03/2009 alle 13:55
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Un libro Jazz
Mercoledì 18 marzo alle 18 alla Feltrinelli di corso Buenos Aires 33, sarà presentata la nuova opera di Luca Ragagnin: Un amore supremo, prefazione di Furio Di Castri. 64 Racconti per 64 figure del Jazz, celebri e marginali. A colloquio con l’autore il critico e giornalista Giovanni Pacchiano, e il musicista Emanuele Cisi. Chi ama Chet Baker, Miles Davis, Bill Evans, Charlie Parker, troverà di che gioire. Suggestions: Pensieri e visioni di Lennie Tristano mentre esegue Requiem e Bix Beiderbecke nella foschia.
 
Postato da a.a. il 13/03/2009 alle 19:36
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“Banished!”: Nicola Gardini
La battuta che apre il White Devil potrebbe non cadere a sproposito. Nicola Gardini ha un curriculum di tutto rispetto, un attività di ricerca accademica aggiornata e costante (cominciata con uno studio sull’imitazione nel Cinquecento), una produzione in versi ampiamente attestata, pubblicata, commentata, antologizzata; una spiccata vocazione narrativa e un certificato talento divulgativo (il suo Latino pubblicato da Alpha Test sarebbe un ottimo supporto per molti insegnanti). In più traduce, e molto bene (ha curato tra l’altro, il meridiano dedicato a Ted Hugues). Tutte doti fortemente spendibili in diversi campi, infatti insegna ad Oxford. Ci voleva l’imparziale Inghilterra per dare a Nicola quel che è di Nicola? Evidentemente sì, dal momento che in Italia si è visto sistematicamente sbattere la porta in faccia, come si evince dall’eloquente titolo del suo ultimo saggio, in uscita proprio oggi (12 marzo) per Feltrinelli. Probabilmente nel’68 la defenestrazione di Getto a Torino fu ingiusta e stupida. Da quello che suppongo si leggerà nel libro, sicuramente fu inutile. Se ne riparlerà e ne riparleremo, appena avremo il libro. Per ora andiamoci a rileggere Un'ikea di Università di Maurizio Ferraris…
 
Postato da a.a. il 13/03/2009 alle 19:12
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John Berger. Un luogo che piange
Pochi giorni dopo essere rientrati da quello che, fino a non molto tempo fa, era considerato il futuro stato di Palestina, e che oggi è la prigione più vasta del pianeta (Gaza) e la più grande sala d’attesa del mondo (Cisgiordania), ho fatto un sogno.
Ero solo, in piedi, nudo fino alla cintola, in un deserto di arenaria. A un certo punto una mano ha raccolto da terra un pugno di terriccio polveroso e me l’ha tirato contro il petto. Era un gesto di rispetto, non di aggressione. Il terriccio o la ghiaia, prima di colpirmi, si sono trasformati in brandelli di stoffa, forse di cotone, che mi si sono avvolti attorno al torace. Poi quegli stracci logori si sono trasformati un’altra volta, diventando parole, frasi. Scritte non da me, ma dal luogo.
Nel ricordare il sogno, mi è venuta in mente una parola che non esiste: landswept, spazzata dalla terra. Più e più volte. Spazzata dalla terra descrive un luogo o dei luoghi dove ogni cosa, materiale e immateriale, è stata negata, trafugata, tolta di mezzo, abbattuta, isterilita, tutto tranne il terreno palpabile.

 
Postato da anonimo il 05/03/2009 alle 14:22
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Alberto Boatto: rosso a Fahrenheit
Segnaliamo su Fahrenheit il vocabolario cromatico di Alberto Boatto, autore dell'originale e gustosissimo pamphlet della ghigliottina considerata una macchina celibe .
Qui potete scaricare la sua lezione sul colore rosso.
 
Postato da a.a. il 22/02/2009 alle 13:02
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Sotto tregua. Letture da Israele e Palestina
Lunedì 16 febbraio 2009, alle ore 21.00 presso Centro Congressi di Via Corridoni 16, a Milano, una serie di letture teatrali organizzate da Maria Nadotti, Paola Redaelli e Caterina Serra ci metteranno in contatto con Altre voci da Palestina e Israele.
Tra le altre letture, segnaliamo in particolare quella di Licia Maglietta che interpreterà brani del nuovo libro di John Berger Da a ad x - lettere di una storia di prossima uscita per le nostre edizioni.
All’indomani del voto la situazione di Israele resta quanto mai incerta tra due future prospettive di governo non propriamente rassicuranti: da una parte la difficile alleanza tra Kadima (l’unico partito a parlare di pace per i due stati) e Likud (che non sembra intenzionato a riconoscere l’esistenza della Palestina), dall’altra la temibile alleanza delle destre, forti del successo elettorale di Israel Beitenu, il partito della destra radicale laica di Avigdor Libermann (a rischio per diverse ragioni, tra cui i forti contrasti con gli ortodossi sefarditi di Shas).
Quello di lunedì sarà forse un modo per capire come la mancanza di una iniziativa politica innovativa e realmente pacifista dei Laburisti di Ehud Barak abbia ulteriormente allontanato dal suo partito e da Meretz (i socialdemocratici della sinistra sionista sostenuto da Amos Oz, A.B. Yehoshua e David Grossman) quella componente del popolo israeliano che fa riferimento ai campus universitari - in particolare quello di Tel Aviv e ad alcuni docenti e intellettuali come il poeta Yitzhak Laor.
Nel corso della serata si alterneranno lettori d'eccezione; Sandro Lombardi leggerà brani di Omri Evron; Marco Baliani di Mustafa Barghouti; Anna Nogara leggerà Rashid Khalidi; Giuseppe Cederna Sam Bahour; Maria Grazia Mandruzzato Gideon Levy; Silvia Gallerano e Andrea Lupo leggeranno Irit Gal e Ilana Hammerman e infine Pippo Delbono legge Ghassan Kanafani.
 
Postato da a.a. il 13/02/2009 alle 18:57
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Pimp my classic: Orgoglio e pregiudizio con Zombie
Chi non conoscesse il programma americano Pimp my ride (forse traducibile “trazzami il mezzo”) non perderebbe granché, ma certo non comprenderebbe a pieno la portata della proposta del campione del cattivo gusto di Los Angeles Seth Grahame-Smith, già autore di How to Survive a Horror Movie e The Big Book of Porn. Chi ancora amasse scandalizzarsi per le riscritture dei classici troverà nel suo Orgoglio e pregiudizo con Zombie molto di che indignarsi: la scheda è un impagabile esempio di ironia auto cosciente: sicuri che la nuova versione dell’opera richiamerà legioni di fans, di fatto identifica nuovi lettori e zombie. Puro postmoderno in decomposizione, tanto per restare in tema. In questo gioco al ribasso c’è di che ridere, e piangere, e indignarsi. Grazie al “Resident Evil effect”, sarà un successo.

«Pride and Prejudice and Zombies features the original text of Jane Austen’s beloved novel with all-new scenes of bone-crunching zombie action. As our story opens, a mysterious plague has fallen upon the quiet English village of Meryton—and the dead are returning to life! Feisty heroine Elizabeth Bennet is determined to wipe out the zombie menace, but she’s soon distracted by the arrival of the haughty and arrogant Mr. Darcy. What ensues is a delightful comedy of manners with plenty of civilized sparring between the two young lovers—and even more violent sparring on the blood-soaked battlefield as Elizabeth wages war against hordes of flesh-eating undead. Complete with 20 illustrations in the style of C. E. Brock (the original illustrator of Pride and Prejudice), this insanely funny expanded edition will introduce Jane Austen’s classic novel to new legions of fans».
Le rovine di Racoon city fumano ormai da anni; da tempo il "t virus" si è già diffuso nel mondo. Ora si stà divorando anche il tempo, con effetto retroattivo. A quando Guerra e Pace con Zombie? O I promessi sposi con don Rodrigo nella parte del vampiro?
 
Postato da a.a. il 01/02/2009 alle 20:20
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Esposizione dei libri d'artista di Alina Kalczynska Scheiwiller
Nella Galleria Angelica, presso l'Istituto Polacco di Roma è stata inaugurata la mostra dei libri d'artista di Alina Kalczynska Scheiwiller. Esposti una sessantina di volumi realizzati dall'artista nel corso degli ultimi 15 anni: si tratta di libri di piccole e medie dimensioni, taccuini, quaderni e album, tutti disegnati e composti dall'artista; di esemplari unici dove affiorano reminescenze dei viaggi in Cina (1987, 1989) o l'interesse per la calligrafia. Alla fine degli anni Settanta Vanni incontrò Alina Kalczynska, che chiamava Alinka. Era simpatica e bella, cou un'aria giovane, elegante. Vanni se ne innamorò perdutamente; si fidanzarono a Merano nel castello di Brunnenburg, dove Mary de Rachewiltz (la poetessa-castellana custodiva i ricordi del padre Ezra Pound con intelligente devozione) li ricevette assieme ad Annalisa Cima, con loro in macchina. Alina e Vanni si fidanzarono quella stessa sera.
 
Postato da a.a. il 01/02/2009 alle 19:56
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Il “libro tibetano dei volti”. Riflessioni incrociate su Facebook nella XLII Giornata mondiale della comunicazione
Il “libro tibetano dei volti” riflessioni incrociate su Facebook La stagione autunno-inverno 2008 presenta una parola, un termine, una questione di cui non si può non discutere, che non si può non conoscere, che pare non si possa in nessun modo evitare; se ne parla ai pranzi di lavoro come alle cene natalizie, al bar, sui giornali, alla tv, in metro, insomma ovunque, anche in Vaticano. Oggi, sabato 24 gennaio, in occasione della XLII Giornata mondiale delle comunicazioni, Il Papa ha tenuto un intervento dal titolo I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio, e il 19 gennaio la CEI ha tenuto un convegno dal titolo significativo: Chiesa in rete 2.0.
 
Postato da a.a il 24/01/2009 alle 17:12
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Fofi su Gaeta: oltre le apparenze
Segnalo da "Internazionale" (768 del 30 ottobre 2008) la recensione di Goffedo Fofi a Giancarlo Gaeta, Le cose come sono Finalmente dei saggi all'altezza dei nostri gravi dilemmi: Testimoni della catastrofe riguarda Bonhoeffer, Weil, Benjamin e Hillesum; Le cose come sono la Weil e le scrittrici del novecento, estranee alle logiche del potere, Nicola Chiaromonte e un libro di Ginzburg; In attesa del Regno temi e autori che parlano di religione e teologia; Discussioni su etica, politica e religione il nostro presente, in risposta alle sue mutazioni cruciali. La raccolta di saggi chiude su Michel de Certeau, grande pensatore trascurato in Italia. Frequenti sono i rimandi, in questa ricerca unica, che lega le teorie allo stare nell'oggi, scrutando nell'oggi quanto c'è di antico e quanto di nuovissimo. L'inizio è, di fatto, quello del Castello kafkiano: "Si sta davanti a una porta chiusa e si implora che venga aperta". La chiave è nella convinzione che "la fede non può più essere una questione relativa alla salvezza dell'anima" ma riguarda "la verità sulla condizione umana". Si tratta di "smascherare l'inganno che nasce dall'adattamento della verità a ogni sorta d'interesse, affinché qualche frammento dell'invisibile traluca attraverso l'onnipresenza del visibile, che oramai tutto cerca di avvolgere proponendosi come l'unica realtà, come se esistere non fosse altro che apparire".
 
Postato da a.a il 20/01/2009 alle 15:59
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Il NO di Baratto e Moresco
Da Il primo amore riporto uno stralcio del lungo articolo postato da Antonio Moresco e Sergio Baratto raccomandandando la lettura integrale del testo Tutta questa spietatezza non porterà del bene a Israele. Come fanno a non rendersene conto? "Mai più agnelli!" Sì, sì, certo. Ma per diventare cosa? Per diventare lupi? Non bisogna farsi intimidire. Bisogna parlare. Bisogna dire ai fratelli di Israele: "State sbagliando, state rovinosamente sbagliando, state seguendo una strada a senso unico, che porterà del male a tutti, a voi e a noi che vi siamo vicini". E quanto a voi, amici e fratelli delle comunità ebraiche italiane che avete il privilegio e la responsabilità di parlare a molte persone e di influenzarle attraverso i media, perché siete quasi sempre così allineati, così catafratti, così annichiliti? Perché accettate le veline e le esigenze propagandistiche così a scatola chiusa e a capo chino. Perché non fate come Primo Levi, che non si lasciava intimidire, che diceva la verità, continuava a dirla, a testimoniarla, anche e soprattutto nei momenti difficili, che aveva il suo radicamento nella verità e nella pietà?
 
Postato da a.a. il 20/01/2009 alle 13:00
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L’infame macchia della guerra: Capire la catastrofe di Gaza
Consigliamo la lettura dell'articolo di Ennio Remondino e riportiamo l’articolo Capire la catastrofe di Gaza, di Richard Falk, relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi pubblicato su «The Huffington Post» (Traduzione di Andrea Carancini, dal suo interessantissimo blog). Per 18 mesi l’intera popolazione di un milione e mezzo di persone di Gaza aveva sperimentato un blocco punitivo imposto da Israele, e una serie di sfide che erano state traumatizzanti per la normalità della vita quotidiana. Un barlume di speranza era emerso circa sei mesi fa, quando una tregua concordata con l’Egitto aveva prodotto un effettivo cessate-il-fuoco che aveva ridotto a zero le vittime israeliane, nonostante i periodici lanci alla frontiera di razzi fatti in casa che cadevano senza danni sul territorio israeliano circostante, e che provocavano indubbiamente insicurezza nella città di confine di Sderot. Durante il cessate-il-fuoco, la leadership di Hamas a Gaza aveva ripetutamente offerto di prolungare la tregua, proponendo anche un periodo di dieci anni, e dichiarando la propria disponibilità a una soluzione politica basata sull’accettazione dei confini israeliani del 1967.
 
Postato da a.a. il 20/01/2009 alle 12:28
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Boicottare Israele? La proposta di Naomi Kline (con alcune osservazioni da Nyan Chanda)
Secondo Naomi Kline la strategia migliore per porre fine alla sanguinosa occupazione israeliana è quella di far diventare Israele il bersaglio del tipo di movimento globale che pose fine all’apartheid in Sud Africa. La parola boicottaggio evoca immagini spiacevoli: se il commercio è vettore di civiltà e lavoro (il termine chiave della nostra costituzione, e conseguentemente, volenti o nolenti, il fondamento della nostra identità democratica), boicottare significa ergere una barriera contro il dialogo e, in fin dei conti, danneggiare le forze propulsive di una regione. Eppure il liberismo del nuovo millennio, in una prospettiva di lunga durata, potrebbe scoprirsi alleato di una certa radicale ragionevolezza umana.
 
Postato da a.a. il 20/01/2009 alle 11:55
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Anticipazione. Gli “scrittori davanti al male” di Micheal Mc Donald
Segnalo il lungo interessante articolo di Eugenio di Rienzo pubblicato oggi Revisionismo e consegna del silenzio (revisionismo e fascismo) sul tema del revisionismo storico che si lega ai temi che verranno trattati da Michael Mc Donald nel saggio Scrittori davanti al Male, di prossima pubblicazione per le nostre edizioni. Si tratta di una raccolta di scritti su politica e letteratura che forse è bene presentare con le parole dell’autore:
 
Postato da a.a. il 15/01/2009 alle 15:22
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Biagio Cepollaro, "Nel fuoco della scrittura"
Al Filo di Partenope (via Sapienza 4, Napoli) prosegue fino al 25 gennaio la mostra di Biagio Cepollaro Nel fuoco della scrittura (La Camera verde, Roma, 2008). Ecco qualcuno dei suoi versi: «tracce scure o lucenti di un fuoco segni dell’unico poema che davvero scriviamo quello dei passi sul bianco sul punto di sbiancare che mai abbiamo detto» Il resto lo trovate su "Poesia da Fare" http://www.cepollaro.splinder.com/
 
Postato da anonimo il 13/01/2009 alle 17:12
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Presentazioni: Didimo a Cuneo
Sabato 28 febbraio 2009, alle ore 18, a Cuneo, Antonio Sartoris, fondatore e animatore del gruppo culturale 'Amici di Cuneo', presso la 'Fondazione Casa Delfino', Corso Nizza, 2 presenterà il libro di Rinaldo De Benedetti Memorie di Didimo. Interverranno Guido Molineris e Anna de Benedetti. Sito della Fondazione Casa Delfino:www.fondazione delfino.it.
 
Postato da anonimo il 13/01/2009 alle 16:28
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Leopardi e la moda
Premio Tarquina-Cardarelli. Un ex aequo Leopardiano. Abbondano i premi e concorsi dedicati a romanzi e poesie (per gli aficionados esistono anche newsletter dedicate, buona caccia). Scarseggiano, in proporzione, quelli dedicati alla critica. Il premio Tarquinia-Cardarelli, sotto la nuova direzione di Massimo Onofri (subentrato a Maurizio Costanzo) in questo senso è un eccezione, e mi pare che l'istituzione di un premio per l’opera prima di critica letteraria sia un buon segnale.
Tra le novità da segnalare, oltre gli incontri con Vincenzo Cerami, Franco Cordelli, Roberto Cotroneo e Alain Elkan, e il processo virtuale e mediatico agli autori del fortunatissimo La casta, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, il differente “taglio” della manifestazione che torna alla letteratura e alla critica. Tra i premiati, Antoine Compagnon (premio per la critica letteraria internazionale) Alfonso Berardinelli (per la critica letteraria italiana), Anna Cascella Lucani (premio poesia), Minimum fax (premio per la piccola e media editoria). .
Il premio per l'opera prima di critica letteraria infine è un ex-aequo tra i saggi leopardiani di Chiara Fenoglio ( Un infinito che non comprendiamo. Leopardi e l'apologetica cristiana dei secoli XVIII e XIX , edizioni Dell'Orso, 2008) e Fabrizio Patriarca, autore di Leopardi e l'invenzione della moda (Gaffi, 2008), oggetto della nostra attenzione.
 
Postato da a.a. il 13/01/2009 alle 14:57
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Paolo Febbraro e il nuovo Annuario
È in uscita il nuovo Annuario di poesia curato da Paolo Febbraro per l’editore Gaffi. L’Introduzione è stata pubblicata sul sito della fondazione per il premio Napoli e ne consigliamo caldamente la lettura.
 
Postato da anonimo il 13/01/2009 alle 15:19
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La gratuità è un furto (osservazioni sulla sparizione della creatività umana)
Numero uno della FNAC svela il lato oscuro della rete. Ovvero come una politica aziendale irresponsabile sta uccidendo la cultura. Chi negli anni del boom di internet tra 1999, e 2000, avesse avuto la fortuna di scrivere contenuti internet protetti da copyright, e di venderli ad un’azienda o ad un istituzione che ne poteva detenere i diritti, certamente alla fine di quella stagione avrà avvertito, come me, una grande amarezza, il senso di una speranza disillusa, l’ennesima.
L’illusione era quella classica: la libertà di espressione al di fuori di certi canali, sistemi o corporazioni. L’illusione che il mercato garantisse di disporre della propria creatività verbale a fronte di un pagamento in denaro che dava una mano a sbarcare il lunario o a pagare le tasse universitarie.
Abbattuti finalmente i costi di produzione di una rivista cartacea (impaginazione, stampa, distribuzione), pareva logico che gli utili potessero essere finalmente distribuiti tra chi effettivamente creava i contenuti.
Così, se la testata era regolarmente registrata, l’aspirante giornalista poteva evitare le attese e le strettoie del praticantato in un giornale cartaceo di provincia, o i salari da fame giustificati dagli alti costi di produzione, e soprattutto quel volontarismo militante di cui tanto si era abusato, apparentemente in vano.
 
Postato da a.a. il 13/01/2009 alle 16:03
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